Biografia
Nasce nel 1972 alle isole Bermuda da padre italiano e madre tedesca. Si trasferisce a sette anni insieme a genitori e sorella in Italia, a Pordenone. Consegue laurea e specializzazioni in materie umanistiche, presso l’Università di Padova e Milano. Scopre l’arte della pittura e della fotografia da più di una ventina d'anni. Una passione che nasce per caso e la realizzazione delle opere è, come definisce l’artista, “un po’ come andare dallo psicoanalista”. L’arte diviene un rifugio, un progetto, in principio tutto suo, con l’obiettivo di far suonare quelle corde emozionali assopite dal quotidiano. Una vita frenetica, che va veloce, senza soste, non lasciando spazio a “pause di riflessione”.
Critica
Sono opere, quelle di Kira De Pellegrin, in cui il retaggio di un certo “spiritualismo” della materia di memoria “burriana”, è presente non come citazione ma come sfondo di un’autonoma, personale ricerca di spiritualità. Ha quindi qualcosa del lavoro artigianale: la durata, la sapienza e la consuetudine con i materiali, ma anche il gusto di lasciarsi condurre e sedurre dalla materia, posseduta ma continuamente nuova. La sua opera è sempre congiuntamente attraversamento, immersione, scavatura ed anche emergenza e affioramento delle tramature profonde.
Un’espressione artistica che ha molto a che fare con un’arte che punta ad una zona profonda della mente, o per meglio dire, dell’anima.
Affiora anche evidente, nel suo impegno, la capacità di trasformare i portati della cultura locale a livello universale, in assoluta libertà e indipendenza anche se nella scia dell’adesione ad un modo vicino all’"action painting".
L’artista parte da sé, dalle proprie esperienze di vita (recentemente anche molto drammatiche) e ritorna in se stessa, passando dalla sensorialità epidermica, dal contatto atmosferico, all’intuizione, alla percezione interna e alla rivelazione d’identità.
Le opere sono costituite da diversi strati di fondo, gesso, colla e altri materiali ancora che sono sovrapposti e lasciati disseccare, impastati con colore o resi levigati con la spatola, a plasmare un fondo di consistente spessore. Su questa base di forte impatto materico, controllata solo parzialmente da una certa progettualità, sono poi dipinte o incise figure, simboli, segni arcaici, numeri, scritte.
Kira, partecipe dei movimenti della materia e della forma, c’introduce in un mondo di sperimentazioni tattili e visive, cromatiche e formali che riecheggiano le atmosfere ora dell’informale ora dell’espressionismo astratto, con una molteplicità di gesti manipolativi, costruttivi, distruttivi, scritturali, di scavo e di vibrazioni.
Lo spazio si fa luogo di movimenti organici, d’origine e metamorfosi della vita, di piani e frammenti diversi che dialogano, s’intessono, superano la soglia delle visioni mistiche e si fanno più sensuali e più descrittive. Sono soluzioni originali, tracce d’umori del tutto personali.
Una specie di paesaggi dell’anima gravidi d’incantesimi ed emozioni, rigonfi d’ancestrali solitudini interiori che rendono particolarmente interessante la fatica dell’artista.
E’ un’arte che va nella direzione dell’esplorazione dell’inconscio, ma in un orizzonte poetico che è quello delle emozioni e delle domande universali, anzi, della domanda universale. Ed è anche punto di partenza per un aprirsi liberatorio e vivificante all’esistere.
(Manuela Zanier Architetto, perito ecritico d'arte, pubblica per la pagina culturale de Messaggero Veneto, Gazzettino, Vita in Campagna, Artfaq)
I suoi lavori, rappresentano fotografie, che corrispondono a “frazioni d’istante” di visioni, allucinazioni, sogni, incubi, ossessioni, estasi, follia o catarsi. Sperimenta nelle sue opere le potenzialità della sfera dell’inconscio, ricreando, per mezzo della trasformazione di materia su tela, situazioni fortemente segnate. Una sorta di sublimazione attraverso l’Arte.
La sua non è una pittura da cavalletto, i suoi sono gesti estremi, estremamente femminili e desiderosi di un’armonia. Densa, provocante, talvolta erotica o addirittura lisergica. Nelle sue tele è frequente il ricorso alla scrittura, che risulta così essere arricchita di sentenze aforistiche che fanno da contrappunto concettuale ad un universo di segni sovraccarico di stimoli.
|